VENERDI' 12 E SABATO 14 NOVEMBRE - CELLULE

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Venerdì 12 Sabato 13 novembre  ( ore 21 )

Compagnia Asilo Moli Mariuccia in collaborazione con I Quartieri dell’Arte

Cellule

di Luca De Bei

con Dario Aita; Barbara Alesse; Maximilian Dirr; Andrea Di Casa; Cristina Pasino; Manuel Zicarelli

regia Dario Aita e Barbara Alesse

 

 

La cellula è la più piccola struttura ad essere classificata come vivente, è un’entità chiusa ed autosufficiente: nemmeno per riprodursi ha bisogno di un suo simile.

Così sono i personaggi di Cellule: completamente impermeabili alle emozioni e alle vite altrui. Nessuno scambio può avvenire tra questi personaggi, solo scontro e violenza. La solitudine è il loro tratto distintivo: nessuno riesce ad entrare nel mondo degli altri, nessuno riesce a comunicare il proprio dolore, il proprio disagio.

Nel mondo descritto da Luca De Bei non c’è spazio per la com-passione, non c’è empatia tra gli esseri umani. Ma come in un organismo, in cui le cellule non si toccano tra loro anche se sono tutte collegate dalla stessa linfa vitale, così i personaggi del testo seguono un fil rouge che li accomuna tutti... anche se loro non ne sono consapevoli. Le dieci scene che compongono il testo, infatti, apparentemente non hanno alcun legame narrativo o spazio-temporale ma lentamente emergono i legami tra i personaggi, che sembrano non potersi toccare, solo ferire.

Un papà che stupra le donne, una psicologa che abbandona il suo cane, uno sceneggiatore che scopre di avere l’aids, uno studente in contatto con gli alieni, una donna in carriera più preoccupata della sua auto che del bambino che ha in grembo, un poliziotto gay: questi sono i personaggi che popolano Cellule.

La speranza di un mondo migliore è una pazzia, un’idea ingenua cui può credere solo un disturbato mentale. Solo per un istante – un breve ma prezioso istante – ci domandiamo: e se avesse ragione lui?

Abbiamo deciso di raccontare la vita di questi personaggi senza alcun giudizio ma anche senza nessuna pietà: come ci suggeriva il titolo del testo, ci siamo avvicinati a questi esseri osservandoli scientificamente, ne abbiamo messo a nudo gli aspetti caratteristici, fuggendo da ogni considerazione moralistica, ma evidenziando i paradossi dell’esistenza contemporanea in cui l’essere umano, come un buco nero, risucchia ciò che ha intorno senza dare nulla in cambio.

La cellula prende il suo nome dalle piccole camere in cui si ritiravano i monaci dei monasteri: di quella solitudine che aspira a un’esistenza metafisica non c’è più traccia. Nel nostro mondo, le uniche cellule che ci rimangono sono i miniappartamenti standardizzati dove ci rinchiudiamo a doppia mandata, in cui nessuno entra senza portare minaccia. Sopra i tetti dei nostri casermoni, il nulla.