CENERE

Teatro Il Sipario Strappato 
Cenere
di M. Rinaldi , L. Calcagno, M. Monforte
regia di Lazzaro Calcagno
con Marco Rinaldi
Scene di Gaia Sommariva
Costumi di Migliuccia Gaggero
Luci di Giovannino Romagnoli
Foto di scena di Fernanda Bareggi

Cenere, .racconti in attesa di un aprile di Marco Rinaldi, Lazzaro Calcagno e Matteo Monforte, narra con stile colloquiale, alcuni episodi meno conosciuti della resistenza ligure. Tra momenti, a volte toccanti, a volte drammatici, altre volte conditi da allegria, la narrazione ci porta a rivivere le vicende con naturalezza, come se le ascoltassimo da un vecchio amico seduto con noi al tavolino di un bar. Da "Cenere . racconti in attesa di un aprile" che è una produzione del "Teatro il sipario strappato" di Arenzano, è stato tratto un libro.
Lo scopo, naturalmente, è quello di trasmettere alle nuove generazioni quei valori che ci hanno insegnato coloro che, con grande sacrificio, sono stati protagonisti della resistenza. Per tutti quelli che hanno già ben presente quei concetti, l'ascolto di "Cenere" sarà un'ulteriore, piacevole conferma di quanto sia importante rivivere e far conoscere quel periodo indimenticabile e fondamentale della storia del nostro paese.
"Il maratoneta di Uscio", uno dei racconti di "Cenere", è stato presentato il 13 aprile in anteprima nazionale in occasione del 90° compleanno di Raimondo Ricci, presidente nazionale dell'ANPI.

Premessa

Avevo in mente da tanto tempo di scrivere un racconto che parlasse di quello che è successo nell’aprile del 1945. Un racconto che potesse far comprendere, a chi non ha vissuto quei giorni, che cosa possono avere provato i protagonisti, com’era l’atmosfera, che aria si respirava.
Una bella sfida, prima di tutto perché intorno alla resistenza si continua a discutere, molto, spesso a sproposito, su quello che è successo prima, durante e dopo. Il rischio della strumentalizzazione politica è sempre dietro l’angolo.
In secondo luogo perché il materiale esistente è in sostanza infinito e non sai da che parte iniziare. Ti prende lo sconforto e diventi facile preda della sindrome del foglio bianco.
Non ultimo il problema che si presenta quando hai a che fare con un periodo storico in cui c’è una guerra.
Gli orrori come le torture, gli eccidi e le vendette fanno purtroppo parte della guerra stessa, il rischio di finire risucchiati in quel vortice di violenza è molto alto e ciò poteva farmi deviare dall’obiettivo che mi ero posto.
Non volevo parlare di queste brutture, al limite sussurrare qualcosa a bassa voce, altri l’hanno saputo fare con precisione e maggiore cognizione di causa, ricordare però è fondamentale, nella speranza che le generazioni future sappiano che cosa è accaduto e che cosa non dovrebbe mai più accadere.
M’interessava provare a fare emergere le emozioni, anche diverse, positive, magari trasmettendo anche un po’ di allegria dove possibile, e per questo c’era bisogno di parlare di episodi considerati minori, ma non per questo meno importanti.
Occorreva una scintilla, un’illuminazione.
Come spesso avviene la scintilla si è materializzata improvvisamente, leggendo un libro capitatomi in mano per puro caso, e aveva pure un nome, quello di mio nonno, che è anche tra i protagonisti di uno dei quattro racconti contenuti in “Cenere”.
A quel punto ho chiamato Lazzaro Calcagno, amico e talentuoso autore e regista teatrale, che da tempo m’incoraggiava a realizzare questo progetto.
E’ stata una logica conseguenza mettere a bordo Matteo Monforte, valente scrittore, autore teatrale e televisivo oltre che comune amico.
Come in tutte le collaborazioni produttive ognuno si è impegnato nel suo ruolo e, volendo fare un paragone “gastronomico”, è stato come preparare una torta, una di quelle a più piani, che vedi nei matrimoni dei film americani.
Il sottoscritto ha trovato e impastato gli ingredienti per realizzare la torta, Lazzaro ha preparato la crema per la farcitura interna e la panna per rivestirla e Matteo l’ha guarnita e ha aggiunto le decorazioni.
Poi tutti e tre l’abbiamo confezionata insieme.
A dirla così sembra quasi che i tre pasticceri non si siano neppure sentiti per telefono durante la realizzazione, in verità ognuno ha fornito idee, suggerimenti e spunti agli altri due e ciò è fondamentale per la riuscita di qualsiasi progetto.
E’ così che si lavora in un team!.
Non sappiamo se siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo che c’eravamo prefissi, cioè riuscire a emozionare chi leggerà questo testo o verrà a teatro a vedere e ascoltare “Cenere”, lo speriamo ardentemente!
Una precisazione riservata alla professoressa di lettere che leggerà questo testo: Cara insegnante, se dopo aver inforcato i tuoi occhialini che ti donano quell’aria così austera, troverai qualche errore di grammatica, ripetizioni di vocaboli che riterrai eccessive o sintassi da brivido, ricorda che questa è la trasposizione di un discorso parlato, e le imprecisioni, a volte, sono figlie di una ricerca di maggiore efficacia. Se proprio volessi segnare in rosso ciò che non riesci a digerire e che ti fa inorridire, sei autorizzata a farlo, tanto noi “tiriamo” al sei meno!
Infine la parte più difficile, per il sottoscritto:
Salire sul palcoscenico da solo, senza la compagnia del mio “socio” di una vita Andrea Possa, comico dal talento inarrivabile, l’altra metà dei “soggetti smarriti”, con il quale ho condiviso venti anni di palcoscenico fino a oggi e con il quale spero di condividerne altri cento.
Marco Rinaldi